Marrai a Fura, sviluppo sostenibile e progettazione partecipata

Piantare un albero in Cina.
I mandarini passano un fine settimana eco e solidale

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La FAO quest’anno ha annunciato che per la prima volta il tasso di deforestazione e’ diminuito a livello globale. Secondo questi dati e’ proprio grazie ai massicci programmi di riforestazione portati avanti in Asia (India, Cina e Vietnam) che la media mondiale si e’ innalzata.

Il problema della deforestazione in Cina è forse il tema ambientale che è stato piu’ dibattuto nel paese nell’ultimo decennio.

E’ dalla fine degli anni ottanta infatti che Pechino viene investita ogni primavera da tempeste di sabbia, proveniente da zone “desertificate” della Mongolia interna – un tempo i migliori pascoli dell’Asia – che bloccano le attività della città, impediscono la circolazione aerea e accendono discussioni sullo scempio ambientale nel nord est del paese causato dalla politica agricola e pastorale degli ultimi 50 anni.

Il dibattito ha creato, oltre al suddetto programma di riforestazione sponsorizzato dal governo che avrà fine nel 2020, una forte coscienza civile. Piantare un albero in Cina e’ diventato per molti un gesto di cura e amore per l’ambiente.

Ecco il racconto del nostro eco-eroe che si unisce ai mandarini e va a piantare alberi a Lianping.

Da quando la quinta Assemblea Nazionale del Popolo istituì  la “Festa dell’albero” nel 1979, il 12 marzo di ogni anno coppiette, compagni di scuola, colleghi di lavoro organizzano una gita fuori porta per piantare un albero.

Questo anno la festa era proprio a ridosso di un fine settimana, quale occasione migliore per trascorrere due giorni all’aria aperta lontano dalla città! La “società dei mandarini” ha così pensato bene di dedicare una delle sue attività mensili a questa festa.

I “mandarini” non sono altro che un gruppo di amici di Guangzhou, ma ben organizzato, con sede distaccata a Pechino e tanto di pagina web, che condividono tra loro esperienze, conoscenze, responsabilità sociale in modo allegro e disinvolto, mai troppo serioso o pretenzioso. Quasi tutti sulla trentina, provengono dagli ambienti lavorativi più disparati, anche se una maggioranza è costituita da giornalisti, e si sono (in)formalmente fondati nel 2006 dopo una scorpacciata di mandarini appunto.

Ci diamo appuntamento alle 7 mezza di mattina di sabato, 25 persone per 5 macchine, e cercando in tutti i modi di respingere il sonno, partiamo alla volta di Lianping, cittadina nel nord del Guangdong, a più di 300 km di distanza da Guangzhou.

I walkie-talkie riescono a coordinare i nostri movimenti senza disperderci nell’autostrada che ci fa arrivare a destinazione dopo meno di 3 ore e solo due soste all’autogrill.

Ci siamo lasciati alle spalle la piatta Guangzhou per inerpicarci sulle colline di Lianping. E’ difficile immaginare come questa luogo così verdeggiante sia invece soggetto a una graduale deforestazione. Ashu, originario di Lianping e ideatore di questo fine settimana, ci spiega come l’economia della zona, tra le più povere del Guangdong, si basa proprio sull’utilizzo indiscriminato delle foreste di acero circostanti il cui legno è utilizzato per ricavarne truciolato. Trascorrere la festa dell’albero qui è un modo per sensibilizzare la gente del luogo a questo problema.

Ashu ci porta a conoscere il posto destinato ad accogliere i 100 alberi che ci proponiamo di piantare, non lontano dalla casa dove vive suo zio. Per arrivarci, facciamo un percorso dissestato e fangoso, 7 kilometri in quaranta minuti, ma la sfacchinata viene ripagata dalla vista di un paradiso bucolico: un ponte di legno sospeso su un ruscelletto, ci porta alla casa di pietra dello zio di Ashu, con un laghetto all’ingresso e alberi di frutta tutto intorno. Tra questi, diversi alberi di mandarino ci danno il benvenuto, e noi non possiamo non mangiarli sia per rinnovare la tradizione che per mitigare la fame.

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Fortunatamente, lo zio di Ashu ha appena fatto fuori due galline del suo ovile per il pranzo che ci attende, insieme a una zuppa di mais e carote, maiale con funghi e riso bianco. Tutto è buonissimo e tutti finiamo per fare commenti sulla bontà e freschezza dei prodotti di campagna di fronte a quelli insipidi di città.

Con la pancia piena, tre zappe e 100 alberi di Heshu (Schima superba), partiamo per svolgere la nostra missione. Saliamo per un pendio e scegliamo quello per piantare i nostri alberi. Scende una pioggia sottilissima, ma adatta ad ammorbidire la terra sotto i nostri piedi e a rendere più facile il nostro lavoro. Nessuno è un esperto, ma tutti impariamo presto a non alzare troppo in alto la zappa, mantenendola invece a altezza viso e a fare un buco nel terreno più profondo che largo. Stentiamo a credere che quelle pianticelle flebili diventeranno alte 35 metri e saranno difficilmente incendiabili (sono state infatti scelte per questa ragione, dato che un’altra causa della deforestazione di Lianping sono i frequenti incendi) ma vederle li, piccole e prepotenti, ci riempie di orgoglio e speranza.

Alla nostra opera manca solo la firma, e così che per ultimo piantiamo un cartello con su scritto “La società dei mandarini – Festa dell’albero 2010”.

Ma un’altra attività è prevista per il pomeriggio. I bambini di una scuola elementare di Lianping sono stati avvisati del nostro arrivo e ci aspettano in aula dopo aver camminato per mezz’ora a piedi la stessa strada impervia che noi abbiamo fatto in macchina.

Abbiamo preparato per loro dei giochi “ambientali”, devono dividersi in gruppi e mimare chi una pianta, chi un animale. Hanno la faccia rossa di sole e tanta voglia di vincere le matite colorate, i libri, le tazze da the che gli abbiamo portato. A niente valgono gli sforzi della squadra a cui è toccata mimare il fiore di loto, vince la prevedibilissima rana. Eppure a ognuno regaliamo due bottiglie di fertilizzante naturale che un’azienda di Guangzhou ci ha dato in omaggio. Sono già le sei e per i bambini di una Lianping senza strade illuminate è già ora di tornare a casa.

Noi torniamo invece in uno dei due alberghi della città, dove la proprietaria ci attende nella sala da the con bevande e arachidi, specialità della zona. Seduti in cerchio riusciamo finalmente a conoscerci tutti, alcuni sono mandarini di vecchia data, altri sono amicidiamici venuti apposta per l’occasione. Chiacchieriamo fino a quando sfatti ce ne andiamo a letto.

Striscione: "il Donjiang e' una risorsa, proteggiamolo"

L’indomani Ashu ha in programma per noi una gita al vicino Wanluhu, un lago artificiale che raccoglie le acque del Dongjiang il più grande dei quattro fiumi della provincia del Guangdong. Le sue acque limpidissime sono imbottigliate per dissetare più di 40 milioni di persone delle città circostanti di Huizhou, Dongguan, Shenzhen e Hong Kong, motivo per il quale stanno diminuendo a vista d’occhio. Forse è per questo che isolotti e faraglioni emergono e decorano questo lago di un azzurro mediterraneo. Il luogo ideale per una foto di gruppo. Tutti siamo però avvolti da uno striscione rosso preparato apposta: “Proteggiamo le acque del Dongjiang!”.

Si dice che i mandarini oltre a dissetare fanno tenere gli occhi aperti. Ne compriamo qualche chilo per la strada del ritorno.

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偷偷挖 toutou wa – la rubrica di Marrai a Fura su ambiente, ecologia e partecipazione in Cina

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Pubblicazione: 22/06/2010 – Ultimo aggiornamento: 22/06/2010

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